Interview: New Italian Books

with thanks to Katherine Gregor

Since you’ve been translating, have you noticed any changes in the translation industry and in particular in the ways translators are viewed?

The biggest change, in the anglophone world at least, has been the recognition given to translators as co-authors of the translated text. This was something that Italy had always done, in a way, as I know and remember names like Fernanda Pivano, Yasmina Mélaouah, Ilide Carmignani, Chiara Reali without having to dig for them. The counter-effect of this emerging visibility, as André Naffis-Sahely most recently pointed out – but part of a long thread of what mostly racialised writers and translators have been saying for years – has meant that many times the author of the original has been pushed into the background, rather than being lifted in the process. There is a pattern, for sure, for anyone who cares enough to look.

Unions have also been growing in importance and effect on the trade. I am a member of both the Translators’ Association (UK) and STRADE (Italy), which provide contract vetting, a network of colleagues who have been through the same hoops, guidelines for finance and funding, and who strive to make the labour we put into our craft a recognised, protected, and sustainable practice. Hopefully, moving forward, we can also free ourselves of the pitfalls of tradition and stagnation, and expand that practice to become more collective and less exclusive.

Full English interview here!


Da quando hai iniziato a fare traduzioni, hai notato cambiamenti nell’industria della traduzione e in particolare su come sono visti i traduttori?

Il cambiamento più grande, almeno nel mondo anglofono, è il livello di riconoscimento di chi traduce, che sta portando sullo stesso piano testo originale e traduzione. Questo riconoscimento era già una realtà in Italia: basti pensare a nomi come Pivano, Melaouah, Carmignani o Reali, per citarne solo alcuni. L’effetto spesso indesiderato di questa visibilità emergente – ne ha parlato di recente André Naffis-Sahely, ma come lui anche una lunga serie di persone “razzializzate” sia in scrittura sia in traduzione – è che l’autore del testo originale viene messo in secondo piano, anziché piuttosto su un piano di parità. Si tratta di un modello facilmente riconoscibile da chiunque vi presti un minimo d’attenzione.

Un altro cambiamento riguarda l’importanza dei sindacati e l’efficacia del loro operato per la categoria. Faccio parte sia della Translators’ Association (Gran Bretagna) sia di STRADE (Italia), organizzazioni che aiutano ad affrontare questioni contrattuali; mettono a disposizione reti di contatti con persone che hanno percorsi professionali simili e hanno condotto le stesse battaglie; offrono informazioni su sovvenzioni e bandi; si impegnano a far sì che il nostro lavoro sia riconosciuto e tutelato. Spera che col tempo si riesca anche a liberarsi da alcune cattive abitudini legate alle tradizioni e all’inerzia generazionale, promuovendo pratiche di lavoro meno esclusive e più collettive.

Intervista completa in italiano!

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